L'ASSOCIAZIONE ALESSANDRO BINI
L'ASD POL. CINECITTA’ BETTINI
PER L’ABRUZZO
UN AIUTO CONCRETO ALLE VITTIME DEL SISMA
PUNTO DI RACCOLTA PRESSO IL CINECITTA’ BETTINI VIA QUINTO PUBLICIO 39 – ROMA , su autorizzazione della PROTEZIONE CIVILE e della C.R.I., DI GENERI DI PRIMA NECESSITA’
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IL PUNTO DI RACCOLTA E' CHIUSO
RINGRAZIAMO TUTTI COLORO CHE HANNO PARTECIPATO
GRAZIE A TUTTI
SI E´ PARLATO DI SICUREZZA NEGLI IMPIANTI NEL TERZO MODULO DI OBIETTIVO GIOVANI
Tema di grande attualità ed interesse quello del terzo modulo del corso di formazione di Obiettivo Giovani che si è svolto oggi pomeriggio come di consueto al Palazzo delle Federazioni. Titolo dell´incontro, moderato da Luigi Capasso, editore di Sport Club, è stato “La sicurezza negli impianti sportivi: un dovere o una necessità?”.
In sala, fra i presenti, oltre al Presidente della Virtus Roma Claudio Toti, c´erano diversi addetti ai lavori, sia del Coni sia delle Istituzioni. Sono intervenuti: Cardinaletti, Presidente dell´Istituto per il Credito Sportivo, Luca Pancalli, Presidente del Comitato Italiano Paralimpico e Vice Presidente Guinta Coni, Giuseppe Capua, Delegato del Sindaco per l´impiantistica del Comune di Roma, Diego Nepi Molineris, Direttore Direzione Impianti Sportivi e Parco Foro Italico di CONI Servizi, Delia Santalucia Bini, Presidente dell´Associazione Alessandro Bini e Luigi Traversa, Responsabile Palazzetto dello Sport di Roma.
Ha iniziato il delegato del Sindaco Alemanno, Capua: “Due sono gli obiettivi del Comune in tema di sicurezza degli impianti - ha detto -, il primo è un censimento degli impianti di Roma, che stiamo già portando avanti con il Coni, successivamente ci occuperemo di modificare i criteri di omologazione delle strutture sportive, fissando standard di sicurezza idonei e sufficienti. Ad oggi il Comune di Roma ha già stanziato 500 mila euro solo per la sicurezza degli impianti della Capitale”.
Diego Nepi si è servito di diapositive per illustrare tutti i sistemi di sicurezza dello Stadio Olimpico di Roma, in particolare in vista della Finale di Champions League che la Capitale ospiterà il prossimo 27 maggio “Sono 16 milioni di euro - ha detto Nepi - i capitali investiti dal Coni per il rispetto standard di sicurezza europei e per migliorie qualitative della struttura come seggiolini sugli spalti, ristorazione, tornelli, area ospitalità,etc.”. Facendo riferimento all´attualità, Nepi ha poi accennato anche all´utilizzo e la sicurezza degli impianti sportivi anche in caso di emergenze come ad esempio i terremoti.
Dallo Stadio Olimpico al Palazzetto dello Sport di Viale Tiziano, Luigi Traversa, responsabile dell´impianto, ha illustrato quali siano i principali accorgimenti da prendere per garantire la sicurezza infrastrutturale del Palazzetto stesso, la sicurezza degli spettatori e la sicurezza dei partecipanti, di chi cioè, come gli atleti, usufruiscono del campo e delle sue aree per svolgere attività sportiva. Traversa ha concluso il suo intervento affermando che la sicurezza negli impianti sportivi è un dovere, in quanto bisogna rispondere a delle norme di legge ben precise, ma è altresì una necessità, per far sì che tutti possano vivere lo sport in piena tranquillità. “Ma la sicurezza impiantistica - ha detto infine il responsabile del Palazzetto - è soprattutto una opportunità, perché bisogna dare una accezione positiva al concetto di sicurezza: la sicurezza di un impianto è una opportunità per il pubblico ad assistere a uno spettacolo con serenità, una opportunità per l´atleta di svolgere al meglio la sua attività, una opportunità per chi gestisce l´impianto di fare della sicurezza il fiore all‘occhiello della gestione dell‘impianto stesso”.
Luca Pancalli, pur concordando con quanto detto da Traversa, e cioè che la sicurezza negli impianti è sia un dovere sia una necessità, ma che può essere considerata anche come una opportunità, ha sottolineato l´importanza di come l´attenzione vada rivolta non solo ai grandi impianti come lo Stadio e il Palazzetto, ma anche e soprattutto alle migliaia di campetti e di palestre sparsi per il nostro paese. “Bisogna però agire - ha detto Pancalli -. Troppo spesso in Italia si interviene quando il danno si è già verificato e si fa poco o nulla invece per prevenire gli eventuali incedenti. Ben vengano i tanti convegni e tavole rotonde sul tema, ma oltre alle parole ci vogliono i fatti. E con questi fatti bisogna partire dalla base, da tutte quelle palestre e campetti, di cui dicevo prima. La sicurezza va intesa in chiave strategica per la costruzione e la gestione degli impianti, bisogna fare in modo che si crei sensibilità e cultura nei confronti di questo tema”. Pancalli, costretto su una carrozzina a rotelle, ha anche fatto gli esempi di come negli impianti sportivi non vengano mai considerate le necessità dei disabili.
Delia Bini, mamma di Alessandro morto 14 mesi fa su un campo da calcio in seguito ad un colpo accidentale contro un rubinetto di un irrigatore, è presidente della Associazione intitolata al figlio: “Il nostro obiettivo - ha detto commossa - è proteggere l´atleta, soprattutto quello dilettante, che poi sono quelli più numerosi. Stiamo già lavorando con il Coni e con le Istituzioni della città per indire la Giornata della sicurezza nello sport. Sono troppi i campi e le palestre, specie di periferia, che presentano pericoli di ogni genere, basterebbero anche poche e semplici accortezze per vivere lo sport in sicurezza e per non rischiare la vita”.
L´intervento di Cardinaletti del Credito Sportivo ha chiuso il terzo modulo: “Siamo una banca che offre aiuto allo sport - ha detto -, ma non aiutiamo solo i grandi privati come nel caso della Juve per costruire il suo stadio, ma anche le istituzioni pubbliche per costruire o migliorare i campetti di periferia. Con il Comune di Roma le operazioni sono passate da un totale di 250 nel 2005 a 700 nell´ultimo anno”.
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Il ragazzo, dopo essere arrivato in velocità sul fondo nel tentativo di crossare, non è riuscito a fermare la sua corsa e ha sbattuto violentemente la testa contro il muro di cinta. E’ stato trasportato in eliambulanza al Gemelli ma per fortuna dagli accertamenti, il ragazzo non ha riportato nessun problema a livello cerebrale, ma solo delle microfratture allo zigomo.
Ad ogni modo se quel muro fosse stato protetto non sarebbe successo.
Già da diverso tempo sto parlando di questo impianto sportivo, che dalle immagini viste in televisione e dalle foto pervenute a questa Associazione non si può ritenere sicuro.
Le cisterne a bordo campo e i muri sono pericoli per gli atleti che sul quel campo si allenano e che ogni fine settimana giocano le varie partite di campionato dilettantistico.
Mi viene da pensare che se le Società Sportive non avessero atleti tesserati non potrebbero esistere, ma ingiustamente coloro che le gestiscono non pensano a tutelare l’incolumità dei loro giocatori e si nascondono dietro il certificato di omologazione rilasciato dalla Figc Comitato Regionale, che li tutela in quanto l’art. 27 del Regolamento LND detta anche le misure di campo per destinazione laterale all’area di gioco in mt. 1,50 e di fondo mt. 2,50 dopo queste misure ci possono essere muri,pali, reti, fossati, alberi ecc..
E’ necessario rivedere questo articolo del regolamento perché è ormai obsoleto, vista la velocità che attualmente il gioco del calcio ha assunto, e poi che vuole dire che dopo queste misure tutto può succedere anche perdere la vita?
Lo scorso anno il 19 febbraio, il confermato Presidente della LND, Carlo Tavecchio, in occasione di un convegno tenutosi a Pomezia sulla sicurezza degli stadi propose di portare il limite del campo di destinazione a 3 mt.,
Questa proposta, accolta positivamente anche dalla nostra Associazione, è rivolta soprattutto a quei gestori che nel ristrutturare il manto del campo in sintetico, rispetteranno tali misure, ma per coloro che non hanno ne lo spazio necessario ne gli eventuali fondi per l’acquisto per il rifacimento del campo? Chiudono la struttura lasciando in strada un innumerevole numero di ragazzi volti alla pratica sportiva?
Non bisogna essere degli architetti per verificare dove possa esserci pericolo, è una questione di buon senso e volontà di cambiare la mentalità nel di tutelare i giovani atleti.
Solamente nel vedere gli interventi volti alla sicurezza ci rendiamo conto se coloro che operano nel settore lo fanno per uno scopo sociale e non per un palese riscontro economico."
Dopo, l’episodio di ieri abbiamo ricevuto alcuni commenti ne pubblichiamo uno in particolare omettendo il nome di chi lo ha inviato per una ragione di privacy:
" Lo scorso anno in un importante impianto feci notare un pericoloso muretto a fondo campo. Era lontano vero, ma pensai può succedere che un ragazzo in corsa non faccia in tempo a fermarsi e suggerii di proteggerlo. Mi fu risposto che il muro era oltre la distanza di sicurezza prevista e poi che " ti pare che un ragazzo va a sbattere fin lì."
Dopo qualche settimana per fortuna decisero di proteggere il muretto.
Non penso che abbiano ascoltato me, sarei presuntuoso a pensarlo, ma l'importante è che si stato fatto perché con i " ma ti pare che" oggi abbiamo rischiato di piangere un altro giovane.
Perdonate il mio sfogo, ma mi fa rabbia, tanta rabbia, vedere l'indifferenza di certe società.
Se potessi andrei su ogni campo a ricoprire gli ostacoli.
Le società, non so come, ma vanno colpite, nel loro unico interesse: i soldi. Incomincio a pensare che solo togliendogli il giocattolo (ossia facendogli chiudere l'impianto se non è messo in sicurezza) potrebbero capire. "
Per concludere vorrei ricordare a tutti che per l’immobilismo e la superficialità diverse persone, anche se non direttamente indagate, hanno sulla coscienza l’omicidio di Alessandro.
Delia Santalucia Bini
Oggi, 20 marzo 2009, l’ associazione AB compie un anno: un anno passato insieme a voi, alle persone che ci sono vicine, a genitori, atleti e istituzioni che ci hanno accompagnato e sostenuto nella nostra battaglia di sensibilizzazione verso un problema spinoso ma nello stesso tempo sottovalutato, quello della sicurezza nelle strutture sportive e negli ambienti ludico ricreativi.
Un anno fatto di tante lotte combattute contro il cinismo e l’indifferenza, un anno di battaglie vinte, di risultati ottenuti, ma soprattutto un anno che ha spianato la strada ad una guerra ancora lunga, quella contro chi non vuol vedere, contro chi, pur nella consapevolezza della necessità di mettere a norma le strutture sportive, gira la testa dall’altro lato, verso il dio denaro, verso la superficialità e l’insensibilità.
Grazie al vostro contributo e alla nostra determinazione, un importante traguardo è stato raggiunto: l’approvazione della legge da parte del Consiglio regionale Lazio, che pone le basi per affrontare in maniera strutturata il problema della mancata messa a norma delle strutture sportive, che crea organi preposti appositamente al monitoraggio e al censimento degli impianti sportivi, che pone le premesse per la responsabilizzazione della sicurezza delle strutture, perché non sia più possibile attribuire al destino le conseguenze dell’incuria e della indifferenza dell’uomo.
Redazione Associazione Alessandro Bini
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